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Si apre da oggi la possibilità per le famiglie in difficoltà di richiedere la sospensione del pagamento delle rate del mutuo sino ad un massimo di dodici mesi.

E’ questa la possibilità offerta dall’accordo ABI/Associazioni di consumatori sottoscritto nel dicembre 2009. Leggi il resto »

Le difficoltà in cui versano gli imprenditori, a causa della crisi mondiale economico-finanziaria, sono note: riduzione dei fidi, aumento dello spread e dei costi delle commissioni.
In breve si assiste ad una preoccupante riduzione dell’accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese (PMI).
Per reagire alla crisi l’ABI (Associazione Bancaria Italiana), la CONFINDUSTRIA ed il GOVERNO hanno siglato il 3 agosto 2009 un accordo, denominato AVVISO COMUNE, per consentire alle imprese di poter contare sulla “liquidità” necessaria per poter effettuare pagamenti, transazioni ed affari.
Dall’esame dell’Avviso Comune sulla sospensione del pagamento della quota capitale delle rate di mutuo a favore delle Pmi emerge, però, la volontà del sistema bancario di “non impegnarsi” più di tanto a favore delle aziende.

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Negli ultimi dieci anni il comportamento degli italiani si è rivelato piuttosto legato al consumo e finalizzato alla ricerca del benessere immediato, anziché ancorato al risparmio per il futuro.
Tale circostanza, con l’esplosione della crisi, ha evidenziato la vulnerabilità delle famiglie italiane, sebbene le condizioni del resto del mondo risultino in generale peggiori.
Ricordiamo che prima dell’attuale crisi, negli Stati Uniti il 25% delle famiglie americane deteneva quasi il 90% della ricchezza complessiva, contro il 71% delle famiglie italiane.
Nelle famiglie meno abbienti il dato è drammatico: il 20% delle famiglie americane non detiene ricchezza (circa l’1% in Italia). *(Fonte: Banca d’Italia, Servizio Studi n. 501).

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Sono in tanti a scriverci chiedendo consigli e previsioni per la scelta più difficile del momento: tasso fisso o variabile?
Con l’Euribor a tre mesi che è sceso a poco più dell’1%, effettivamente la stipula di un mutuo a tasso variabile consente un notevole risparmio (anche del 25%) sulla rata mensile, ma lascia forti interrogativi sul futuro.
Allora diamo un ulteriore spunto di riflessione: le previsioni degli analisti sul futuro andamento dell’Euribor (e quindi le previsioni sull’andamento della rata).

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Come noto, l’articolo 2 del decreto legge n. 185/2008 (convertito nella legge n. 2/2009), nell’ambito di una serie di misure urgenti a sostegno delle famiglie, ha stabilito che, per tutto il 2009, alla rate mensili dei mutui non si può applicare un interesse superiore al 4% annuo.

Tale tetto massimo si applica ai mutui ipotecari a tasso non fisso stipulati (prima del 31 ottobre 2008) per l’acquisto di una prima casa, che alla prima rata avessero applicato un interesse (comprensivo di spread) non superiore al 4%.

Questa soglia, proprio per aiutare le famiglie in difficoltà, è stata imposta con un provvedimento di urgenza e doveva spiegare i propri effetti sin dalla rata di gennaio 2009.

Da dicembre 2008 si sono succedute due circolari del Ministero dell’Economia contenenti chiarimenti, ma ancora (mancando, a loro parere, una circolare delle Agenzia delle Entrate) quasi tutte le banche non si sono ancora adeguate alla normativa.

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Ovviamente non esiste una regola universalmente valida.
Si può iniziare dicendo che la scelta tra tasso fisso e tasso variabile dipende dalla nostra propensione al rischio: se accettiamo la possibilità di un aumento delle rate del nostro mutuo (nell’ottica di risparmiare quando i tassi sono bassi) allora possiamo orientarci verso il tasso variabile. Se invece non dormiamo la notte per il timore della quotazione Euribor che leggeremo l’indomani mattina sul giornale, allora è meglio che ci orientiamo verso il tasso fisso.

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In questo momento, vista la discesa inesorabile dei tassi, potrebbe essere conveniente per i clienti abbandonare i mutui a tasso variabile per trasformarli in tasso fisso. L’operazione tuttavia non è così semplice.

In molti si sono sentiti dire che passare ora al fisso non converrebbe e, in caso di insistenza, hanno dovuto constatare l’impossibilità di effettuare l’operazione.

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La crisi dell’economia che continua a investire l’Europa ha indotto la  Banca Centrale Europea all’ennesimo taglio del tasso di rifinanziamento dei pronti contro termine, sceso al minimo storico dell’1,50 per cento. Analogamente ha ridotto allo 0,50% e al 2,50% anche il tasso sui depositi e quello marginale.

In questo fosco quadro generale, i consumatori potrebbero almeno consolarsi vedendo scendere la rata del loro mutuo parametrato al tasso BCE, perché per legge da gennaio 2009 le banche avrebbero dovuto offrire alla clientela, oltre ai soliti mutui ancorati al tasso Euribor, anche quelli parametrati all’andamento del tasso BCE.

Ciò, tuttavia, salvo alcuni casi isolati, non è ancora avvenuto. 

Quindi, purtroppo, la notizia è solo negativa, e l’unico dato resta quello, sconsolante, comunicato dalla Banca Centrale, che ha ribadito che stiamo vivendo un«grave rallentamento» dell’attività economica, sia a livello globale sia nell’area euro, prevedendo però per il 2010 una «ripresa graduale» con un andamento del Pil (prodotto interno lordo) tra il meno 0,7 o e il più 0,7 per cento.

Torneremo sull’argomento per verificare quando, finalmente, l’offerta bancaria nazionale si adeguerà alle previsioni di legge.