Archivio della categoria ‘sanità’

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo che, a seguito del nostro Vaccino H1N1: avete letto il bugiardino?, ci ha inviato il Dottor Tancredi Ascani, medico omeopata di Perugia che ha approfondito a lungo il tema della vaccinazione contro l’influenza A/H1N1.

1. Efficacia scarsa o nulla. Numerosi studi hanno mostrato che i vaccini iniettabili dell’influenza offrono poca o nessuna protezione contro le infezioni e le malattie e non c’è ragione di credere che i vaccini contro l’influenza suina saranno diversi: Leggi il resto »

 

In questi giorni siamo letteralmente bombardati, per fortuna solo mediaticamente, da messaggi totalmente contrastanti riguardo a quella che è stata definita in successive riprese “influenza suina”, “nuova influenza”, “influenza A”, “H1N1″ e chi più ne ha più ne metta, quasi che quando prendiamo troppa confidenza con una denominazione e cominciamo a rilassarci il nostro livello di tensione debba nuovamente essere riportato al massimo con una nuova denominazione con effetti terrorifici.
Giornali e televisioni quotidianamente ci aggiornano sul numero di morti dovuti all’influenza, invitando poi subito a non allarmarsi perché, nelle prognosi più sfavorevoli, esistevano già delle patologie pregresse che hanno causato l’insorgere di complicanze.

Ma questo dovrebbe farci diventare più ottimisti? Leggi il resto »

Il nostro articolo su odontotecnici ed odontoiatri ha sollevato non poche polemiche. Torniamo allora sull’argomento, dando alcuni suggerimenti per la scelta di un buon dentista.
Tralasciando gli aspetti tecnici, esiste una serie di regole-base il cui rispetto può essere indice di serietà e di competenza utile al paziente, che nella maggior parte dei casi non possiede le conoscenze mediche specifiche, per individuare e scegliere il dentista migliore, o comunque più adeguato in relazione alle nostre esigenze.
Per dirla con un ossimoro: “la salute della bocca è dolorosa”. Infatti andare dal dentista non è quasi mai una passeggiata, lo temono grandi e piccini, o meglio, temono i suoi arnesi. Per questo motivo è importante che il dentista ispiri fiducia nel paziente, sappia metterlo a proprio agio e in generale sia “paziente” con lui. Leggi il resto »

Quando andiamo dal nostro dentista di fiducia per una semplice pulizia dei denti, chi la esegue?
Spesso i c.d. “assistenti”, ma siamo sicuri che possono farlo?
Generalmente all’interno di uno studio dentistico troviamo odontoiatri, ma anche igienisti dentali, odontotecnici, assistenti alla poltrona e segretari. Ma quali sono i compiti di ciascuno? Chi di loro può avere un contatto diretto col paziente? Soltanto il medico odontoiatra e, limitatamente alle operazioni di igiene orale, l’igienista dentale, tutti gli altri no.
Purtroppo questa regola spesso non viene rispettata: ecco un esempio di malcostume italiano.
Oltre ai casi eclatanti (e per fortuna abbastanza rari) di “truffatori” che si spacciano per dentisti esibendo titoli falsi ma sono sforniti dell’apposita laurea in medicina, ci sono altri casi (molto più frequenti) in cui il titolare dello studio, il vero dentista, consente o addirittura ordina ai suoi dipendenti di svolgere attività apparentemente innocue ma comunque riservate esclusivamente a lui.
È di pochi mesi fa una sentenza della Sesta Sezione Penale della Cassazione che ha confermato la condanna alla pena patteggiata di 18 giorni di reclusione sostituita con una multa di 684 euro per il reato di esercizio abusivo della professione a carico di un odontoiatra che aveva consentito ai suoi assistenti odontotecnici di svolgere “atti tipici della professione odontoiatrica” e nello specifico: prelevamento di impronte nel cavo orale, ablazione del tartaro e lucidatura delle arcate dentarie.
È importante sapere che, oltre all’odontoiatra, l’unica figura professionale abilitata ad effettuare la pulizia dei denti è l’igienista dentale che ha conseguito un diploma di laurea triennale in Igiene Dentale che ha valore di abilitazione all’esercizio della professione.
L’odontotecnico, invece, “fabbrica” semplicemente i dispositivi dentali (ad es. le protesi dentarie) sulla base di una prescrizione scritta del dentista che ne indica le caratteristiche specifiche per ciascun paziente individuale.
Quindi non dovrebbe esserci nessun rapporto diretto fra odontotecnico e paziente, perché il primo non può fare alcuna ispezione né tanto meno intervenire nella bocca del secondo con alcuna “manovra, cruenta o incruenta che sia” e neppure alla presenza o in concorso con l’odontoiatra.
Quando l’odontotecnico oltrepassa i limiti della propria competenza professionale, rischia una serie di conseguenze spiacevoli a livello penale, amministrativo e civile. Tuttavia è sicuramente corretto “punire” anche il titolare, cioè l’odontoiatra che gli consente o gli chiede di oltrepassare questi limiti.
Se pensiamo ai normali guadagni di un dentista, viene spontaneo pensare che una multa di oltre 600 euro poco può servire a scoraggiarlo dal continuare nella sua condotta illecita, poiché non va ad incidere molto sul suo patrimonio. Tuttavia bisogna dire che eventuali cause civili di risarcimento danni intentante da pazienti scontenti, sanzioni amministrative e discredito a livello di reputazione conseguente ad una condanna penale per esercizio abusivo della professione possono sicuramente avere un maggiore effetto deterrente.
Quindi, se il vostro dentista vi “affida” ad un suo collaboratore, accertatevi che sia in possesso del titolo necessario per “mettervi le mani in bocca”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha comunicato che è salito a 985 il numero totale di casi umani colpiti  da influenza AH1N1 (Febbre suina), ufficialmente notificati.
I paesi colpiti, senza casi di morte, fra cui l’Italia, sono: (Austria 1; Canada 85; Cina 1; Costa Rica 1; Colombia 1; Danimarca 1; Salvador 2; Francia 2; Germania 8; Irlanda 1; Israele 3; Italia 1; Paesi Bassi 1; Nuova Zelanda 4; Corea 1; Spagna 40; Svizzera 1; Regno Unito 15). 
Il presunto focolaio iniziale, verificatosi in Messico, ha segnalato 590 casi umani confermati in laboratorio, di cui 25 letali.
Gli Stati Uniti hanno notificato 226 casi, fra cui un decesso che porta a 26 il numero totale dei morti.
Il Presidente del Messico, Felipe Calderon ha dichiarato in un’intervista radiofonica e televisiva che il paese è prossimo a sconfiggere il virus.
A titolo prudenziale, l’O.M.S. consiglia di attenersi alle linee guida del proprio paese.
Anche una semplice lavata di mani può salvare dal contagio. Per essere efficace è tuttavia necessario seguire questi consigli:
- strofinare le mani palmo contro palmo;
- strofinare il palmo sul dorso dell’altra mano;
- tornare a strofinare le mani palmo contro palmo intrecciando le dita;
- stringere insieme le dita delle mani strofinando le nocche nel palmo dell’altra mano;
- afferrare il pollice di una mano con il palmo dell’altra e strofinare ruotando;
- strofinare le punte delle dita nel palmo dell’altra mano compiendo movimenti rotatori e oscillatori.
L’O.M.S. ha inoltre confermato che non esiste rischio di infezione, anche se il quotidiano britannico “The Independent” tramite il responsabile della sezione salute, Jeremy Laurance, ha lanciato l’allarme prevedendo che il disastro sarà in autunno. 
Il Sottosegretario alla Salute, On. Francesca Martini, ha dichiarato che non esiste alcun rischio di infezione per quanto attiene i prodotti del maiale, purché ben cotti o insaccati e che la vigilanza sulla sicurezza alimentare rimane attenta e scrupolosa.

Mentre sale l’allarme OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si discute se l’umanità si trovi al cospetto di un’epidemia o di una pandemia. Per alcuni esperti in materia ci vorranno almeno due settimane per risolvere il rebus e capire se l’impennata della febbre suina verificatasi nel mese di aprile sia l’apice dell’epidemia (come tutti sperano) o il presagio della temuta pandemia. Per il professor Layne il virus A/H1N1 ha tra i suoi componenti un ceppo genetico simile alla quello della Spagnola, influenza esplosa nel 1918 che causò tra i 50 e i 100 milioni di morti. La grande incognita dunque è se l’epidemia è destinata a esaursi da sola come è successo nel caso della SARS, dell’influenza aviaria, o a esplodere in una pandemia come è successo per la Spagnola del 1918. Fortunatamente in Italia pare non sia stato ancora individuato il cosiddetto paziente zero ovvero la prima vittima di ogni epidemia. Non è però il caso di preoccuparsi perché è ancora in corso il dibattito tra Istituzioni e Stati sul nome da dare al nuovo virus. Alcuni Stati hanno annunciato che continueranno a chiamare il virus febbre suina, altri preferiscono parlare di febbre messicana. La Commissione Europea ha proposto di chiamare il virus “nuova influenza” per evitare danni agli allevatori anche se il nome potrebbe generare confusioni. Basterà in tal caso prendere una “nuova aspirina” per debellare il virus?