Archivio della categoria ‘alimentazione’

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Qui di seguito i consigli della nostra esperta Renata Galanti per una spesa sicura e all’insegna del risparmio. L’intervista è di Enrico Olmari.

Crisi economica e sicurezza alimentare: la famiglia-consumatore di una grande città metropolitana, e prendiamo l’esempio di Milano che è emblematico, in che modo sente queste problematiche?
Certamente fare la spesa nella città più cara d’Italia significa molte cose. Il consumatore deve coniugare la necessità di un’alimentazione sicura e sana con un diminuito potere d’acquisto dei salari, anche in funzione delle maggiori spese per i vari servizi essenziali come luce, gas, ecc., aumenti che può solo subire. Leggi il resto »

Noi consumatori che ogni settimana andiamo a fare la spesa al supermercato possiamo contribuire a ridurre il fenomeno del surriscaldamento globale?
Ebbene sì, attraverso una “spesa consapevole”, tenendo conto della quantità di anidride carbonica (il gas principale responsabile del c.d. effetto-serra) utilizzata nel ciclo di produzione degli alimenti che acquistiamo.

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La Fondazione Qualivita ha recentemente presentato a Bruxelles nelle sale congresso  dell’Espace  Monte dei Paschi  il primo Atlante dei Prodotti Agroalimentari Europei Certificati.

QUALIGEO ATLAS, è un’importante iniziativa editoriale ideata da menti italiane, con una  foliazione composta da 1200 pagine che presentano in maniera dettagliata i prodotti  DOP, IGP, STG dei Paesi della Comunità Europea , suddivisi geograficamente. Leggi il resto »

Ci siamo mai chiesti quale latte viene utilizzato per produrre gli yogurt e i formaggi che mangiamo?
Quando acquistiamo latte Uht di una marca italiana o locale, siamo davvero sicuri che è stato munto in Italia?
La risposta non può che essere negativa, tanto più se consideriamo il fatto che l’Italia importa circa 8 milioni di tonnellate di latte all’anno.
Di questa problematica si è occupato il Ministro delle politiche agricole, Luca Zaia, con il Decreto in materia di “etichettatura del latte sterilizzato a lunga conservazione, del latte Uht, del latte pastorizzato microfiltrato e del latte pastorizzato ad elevata temperatura“. Tale normativa prevede alcuni obblighi per i produttori:

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I vari spot che pubblicizzano acqua hanno creato grande confusione tra i consumatori, ai limiti dell’inganno. Bere acqua pura è pressoché un’utopia! Quanti possono avere la fortuna di mettere in tavola acqua di sorgente assolutamente incontaminata? Purtroppo, vivendo in un paese industrializzato, dobbiamo rassegnarci: la nostra acqua contiene piccole percentuali di elementi chimici, microrganismi e batteri indesiderati. Ma si può affermare con certezza che l’acqua imbottigliata e venduta al supermercato sia ecologicamente più pura?
Forse è necessario sfatare qualche falso mito.

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Circa quindici anni fa, dopo scandali, polemiche e crolli di mercato, il livello medio del vino italiano si è fortemente innalzato. Grazie a politiche di coltivazione selettiva, i vitigni autoctoni nazionali, unici al mondo per numero di varietà e distribuiti in territori profondamente diversi l’uno dall’altro, sono stati sfruttati dalle aziende in maniera molto efficace, puntando ad una produzione fondata sulla tradizione e sulla qualità.
Analizzando brevemente il prezzo del vino, emerge che una bottiglia da invecchiamento costa al produttore circa € 2,50 a cui bisogna sommarne altrettanti dovuti ad una serie di spese per il confezionamento (bottiglia, tappo, capsula, etichetta, invecchiamento in cantina e in bottiglia prima della commercializzazione). Non è finita, prima di arrivare al consumatore, dobbiamo aggiungere trasporto, distribuzione, grossista, dettagliante. Totale: 7-8 euro. Il vino leggero da tavola costa anche la metà. Purtroppo, la “grande rinascita” del vino e gli interessi economici ad essa connessi hanno creato un habitat ideale per gli “squali”. Il nemico peggiore per i consumatori è sempre lo stesso: la pubblicità. Troppo spesso le descrizioni enologiche sembrano più adatte ad un’opera d’arte moderna che ad un alimento. Vini che fino a qualche anno fa costavano 7-8 euro, dopo qualche premio hanno raddoppiato il prezzo e spesso nuovi prodotti vengono immessi sul mercato a prezzi elevati senza che a questi corrisponda un’effettiva qualità.
Gli aumenti indiscriminati ed ingiustificati si verificano nella fascia di prezzo (da € 4 ad € 20) che rappresenta il 90% delle vendite (il residuo 10% -con le eccezioni quasi grottesche di vini-mito da parecchie centinaia di euro- ha un prezzo giustificato dalla produzione molto limitata rispetto alla domanda, dalla tradizione e dalla storia di particolari vigneti).
A questi sistemi si aggiungono quelli escogitati dai produttori più furbi che versano nelle botti i trucioli di legno per falsificare i passaggi in barrique o aggiungono solfiti superando le quantità consentite dalla Legge a tutela della salute. Risultato? Al consumatore resta in bocca un fortissimo sapore di legno, il “mal di testa del giorno dopo” e l’amara consapevolezza di aver speso male i soldi. Insomma, è davvero difficile orientarsi in questo settore. Perciò è necessario prestare la massima attenzione al mercato, informarsi sulla qualità delle annate, confrontare i prezzi, non fidarsi della pubblicità e ricordare che il miglior modo per risparmiare è la “filiera corta”, ossia acquistare direttamente dal produttore saltando tutti i passaggi intermedi che incidono per almeno un terzo sul prezzo finale.